Il nostro sito

Il nostro sito
Per info o richieste musicali 380 2399151 (+39)

lunedì 13 febbraio 2017

Sanremo 2017: finale a sorpresa



Eravamo rimasti al bilancio delle prime due serate dove si constatava la lentezza della kermesse festivaliera, penalizzata da una conduzione di due personalità diverse e forti che di fatto tenevano la rassegna nell’impasse. Una volta bilanciato il problema, non si potevano comunque cancellare le canzoni dei big che mai come quest’anno erano appiattite nella mediocrità.

Anche la scelta di alcuni ospiti si è dimostrata discutibile; la moglie di Ramazzotti con un minutaggio di presenza inspiegabile, ma ancor di più la tale Tina Kunakey Di Vita, ragazzotta dalla capigliatura estesa quanto la Toscana che non si saprà mai chi è e cosa ci facesse all’Ariston. Sollecitata più volte da Conti sulla quantità di sangue italiano presente nelle vene, questo soggetto misterioso ad un certo punto se n’è andata lasciando il presentatore con un palmo di naso.

Le Nuove Proposte hanno portato delle belle canzoni, superiori a quelle di molti presunti big, la vittoria di Lele con “Ora mai” è il premio per la grinta di questo diciannovenne ma anche il secondo classificato, Maldestro è da tenere d’occhio per il futuro.



La serata delle cover è stata vinta con pieno merito da Ermal Meta che ha riproposto la splendida “Amara Terra Mia” di Modugno in maniera personale, ma senza stravolgerla, uno dei momenti più alti del Festival.



Le cose migliori da ricordare di questa edizione di Sanremo sono state: l’omaggio della prima serata a Tenco, ai soccorritori delle zone terremotate, l’esibizione del Piccolo Coro dell’Antoniano che ha fatto tornare tutti bambini, il gruppo sudamericano che suona strumenti riciclati dalla spazzatura, i Ladri di Carrozzelle ed il loro inno alla vita, la performance di Zucchero con annesso omaggio a Pavarotti, lo show a tutto campo di Mika, la stralunata Diana Del Bufalo, uno spasso. Da Virginia Raffaele e da Maurizio Crozza ci si aspettava quel guizzo che è un po’ mancato, soprattutto il comico genovese sembra abbia tenuto il freno a mano tirato o forse ha abituato tutti troppo bene.

Se tra i big eliminati strada facendo non ci si stupisce delle due coppie in gara, hanno fatto scalpore quelle di Al Bano, di Gigi D’Alessio e di Ron. Il primo è stato penalizzato sia dai recenti problemi fisici che ne hanno inficiato la proverbiale abilità vocale, sia da un brano piatto da dimenticare in fretta. Anche Ron ha presentato un pezzo né carne né pesce, mentre il melodista partenopeo paga un cliché musicale ripetitivo che alla lunga stanca. Più di quella di Giusy Ferreri, forse erano altre le canzoni poco convincenti; la formula dei 22 big non ha funzionato, meglio sarebbe concentrare la qualità ma qui bisognerebbe vedere quanto la pressione delle case discografiche incida sulla faccenda.

Gli ascolti hanno dato ragione a Carlo Conti, direttore artistico del Festival e responsabile numero uno della valutazione generale. Sarebbe da capire come sia possibile che parlando con dieci italiani, almeno otto dicano di non seguire Sanremo, spesso con aria schifata, quando lo share è altissimo, ma questa è una storia che si perpetua da anni ormai. La strana coppia Conti-De Filippi ha dato adito non al classico gossip nazional-sentimentale bensì a quello su di un’imminente ipotetica entrata in Mediaset del conduttore fiorentino, in una sorta di scambio alla pari. La conduzione in coppia non sembra aver aggiunto o tolto qualcosa all’interesse nei confronti del Festival, staremo a vedere gli sviluppi sebbene le voci di corridoio tendano a smentire l’ipotesi citata sopra.

Rispetto alle edizioni degli ultimi anni, snelle e spartane, è sembrato dispersivo spezzare il ritmo della gara con tutte quelle incursioni di ospiti o pseudo tali. Come storia musicale, Sanremo 2017 ci lascia con un senso d’incompiutezza; la favorita Mannoia (raramente i bookmakers sbagliano) ha un brano interessante, ma non è bastato, benino Paola Turci, la canzone di Michele Bravi era tra le migliori, ma la voce del ragazzo è da harakiri. Dei Big esclusi abbiamo già detto, Ermal Meta ottiene il terzo posto, non male i brani di Elodie, di Masini e Zarrillo; il sesto posto di Sergio Sylvestre è forse generoso considerando che il mastodontico ragazzone è imprigionato in uno stile a fondo cieco mentre stavolta Chiara non ha brillato ed anche da Fabrizio Moro ci si aspettava di più.

Il vincitore, a sorpresa è quindi il carrarese Francesco Gabbani con “Occidentali’s Karma”, un brano che ironizza sulla tendenza a scimmiottare le filosofie orientali alla maniera occidentale. Scimmiottare è il termine giusto, vista la presenza sul palco del gorilla a supporto del testo; difficilmente questo brano diventerà un classico della musica italiana, ma è confezionato per quei cinque minuti di spensieratezza che solo Gabbani ha saputo interpretare nel modo migliore all’interno di un Festival tendente al grigio: “Lezioni di Nirvana c’è il Buddha in fila indiana, per tutti un’ora d’aria, di gloria. La folla grida un mantra, l’evoluzione inciampa, la scimmia nuda balla, occidentali’s karma…”.



(Fabrizio Bordone)

Nessun commento:

Posta un commento