giovedì 7 gennaio 2021

Massimo Baldino ricorda Riccardo Cioni




Improvvisamente questa giornata è divenuta tristissima e cupa. Più cupa del cielo e dei tempi che tutti noi stiamo vivendo da troppo tempo a questa parte, direi.
E allora prima delle cose politiche, prima di tutte le altre cose di lavoro, prima di tutto, voglio ricordare una persona alla quale, pur non essendone particolarmente amico, ero molto legato.
Si chiama, anzi si chiamava Riccardo Cioni e fu uno dei miei primi colleghi di radio quando per la prima volta una grande struttura radiofonica mi permise di far diventare la mia passione un lavoro.
Qualcosa per intenderci che mi permetteva di fare unicamente quello. E di farlo peraltro a dirla tutta molto ben pagato.
Quando quella radio mi assunse lui era già un mito. E i soldi che io guadagnavo in un mese lui li prendeva nei locali italiani per una serata . “Lui” per tutti noi ragazzi degli anni settanta e ottanta era “Il Cioni”. Quello che in radio lavorava unicamente portando le sue cassette fatte nello studio sotto casa sua, ma tutti pensavano fosse in diretta. Tra il mito e la leggenda. Un po’ come il famoso “Lupo Solitario” protagonista del film “American Graffiti”.

Perchè lavorava solo registrato? Semplicemente perché mai avrebbe potuto permettersi di trovare il tempo di fare radio tutti i giorni, visto tutto ciò che di altro faceva: serate, dischi, ospitate in TV.
Eppure mai nessuno più di Riccardo marchiò quegli anni e quella importante emittente interregionale che fu Radio Quattro.
Perché Radio Quattro era la radio che si ascoltava in mezza Italia, era la radio che per prima aveva introdotto il concetto di “professionismo radiofonico” nella jungla della radiofonica privata...
Ma soprattutto Radio Quattro era la radio dove si ascoltava “il Cioni”! 

E quando io, dopo anni di dilettantismo nelle varie emittenti locali, nel 1981 lasciai Spezia per “lavorare in radio”, diventai, specie qui, nella mia città per anni, non già Massimo Baldino di Radio Quattro… ma Massimo quello che lavora “col Cioni”.
E se io oggi non lo dicessi, sarei uno dei tanti sciocchi vanesi e tromboni che raccontano la loro vita immaginandone in realtà un’altra.


"Il Cioni" qui alla Spezia era quello che faceva radunare i ragazzi in Litoranea nelle giornate in cui magari il segnale di radio Quattro non arrivava abbastanza forte.
Per me, che in realtà avevo gusti musicali molto diversi da quelli di Riccardo, invece “il Cioni” era più semplicemente una testimonianza da esibire, soprattutto a me stesso, oltre che a tutti i soliti “benpensanti” che per anni, quando facevo notte nelle radio locali, mi apostrofavano con i loro rassegnati “vae a lavorae”. Come se nella vita sognare e immaginare di realizzare le proprie passioni qui alla Spezia non fosse possibile. Neppure a vent’anni.


Riccardo fu per anni anche il collega al quale io passavo la linea quando i miei direttori mi collocarono (e devo dire loro grazie) proprio prima della sua seguitissima trasmissione, che andava in onda se ben ricordo alle ore 19.
 E io, da “burlone e svergognato rompicoglioni” che già allora ero, ricordo che gli mettevo in onda le cassette… ogni volta prendendolo benevolmente per il sedere... una volta chiamando un esorcista che lo liberasse dal demonio, un’altra facendolo introdurre da una sconsolata massaia di Poggio a Caiano che si disperava perché voleva Claudio Villa, o ancora da un Vigile urbano che faceva irruzione in radio chiedendo di chi fosse la Mercedes nuova fiammante che bloccava la strada proprio li davanti agli studi.
"E di chi vuole che sia ? Rispondevo io... Qui siamo tutti poveri in canna tranne uno! Sarà ovviamente quella “del Cioni”. Sempre quella del Cioni!"... col vigile sempre più rassegnato e impotente!
Lui spesso ascoltava. Rideva. Commentava… Un paio di volte ci si mise persino d’accordo per fare iniziare la sua cassettina con due frasi che si riagganciassero alla gag introduttiva…

Credo gli piacessero quelle mie estemporanee “smitizzazioni” del suo personaggio, perché diceva che lo facevano sentire qualcosa di unico con la radio e non qualcosa che si inseriva , come un corpo esterno.
Perché Riccardo era una persona molto intelligente. Altrimenti non sarebbe riuscito a divenire quello che è stato. Quello che tutti oggi i radiofonici ricordano, che ha attraversato le mode che (si sa) nel mondo dello spettacolo corrodono più del vetriolo. 

Aveva 66 anni, Riccardo, ma lavorava ancora... anche se il Covid ce l’aveva sottratto dai locali insieme alla sua musica.
L’ultima volta ci eravamo scritti la scorsa estate, quando avevo condiviso con lui una mia trasmissione stiva realizzata per una emittente radiofonica straniera.

Poi il Covid, il ricovero, le dimissioni e l’intenzione di organizzare addirittura, passata la tempesta, un evento per ricordare tutte le vittime e ringraziare tutto il personale sanitario impegnato in prima linea contro la malattia.
Purtoppo a quell’evento, che io spero si possa , anzi credo si debba ancora fare (anche per Riccardo) lui non potrà più esserci. Mi piacerebbe dirgli ora, se magari mi ascolta: "Riccardo, mettiamo in onda una delle tue cassettine, come facevamo un tempo a Radio Quattro. Te la introduco io prendendoti in giro, ancora oggi come un tempo". 

Sono certo che da lassù sorriderai. Lo sai che so essere terribile… se mi ci metto!

Ciao mio “non amico”.
Ti voglio comunque tanto bene.
Baldino.

martedì 29 dicembre 2020

Torna ‘La leva cantautorale degli anni zero’ per una serata in streaming




Torna per una sera “La leva cantautorale degli anni Zero”, il progetto che proprio dieci anni fa metteva insieme il meglio della nuova canzone d’autore d'inizio millennio attraverso un disco, un tour e varie iniziative promozionali.

Su iniziativa del format web “Sette meno dieci” – promosso dalle realtà pugliesi Diffondiamo Idee di Valore, Conversazioni sul futuro, Io non l’ho interrotta e Coolclub - mercoledì 30 dicembre appuntamento alle 20 per una serata dedicata a quell’iniziativa, fra talk e canzoni, presentata da Pierpaolo Lala. Saranno ospiti l’ideatore e curatore della “Leva” Enrico Deregibus, i direttori artistici Enrico de Angelis e Giordano Sangiorgi e alcuni degli artisti che erano stati selezionati: Erica Mou, Roberta Carrieri, Alessio Lega, Dente, Giorgia Del Mese, Piji, Paolo Simoni, Giovanni Block, Zibba, Mariposa, Patrizia Laquidara, Corde pazze.

L’evento sarà visibile sul canale Youtube di “Conversazioni sul futuro” e in cross posting sulle pagine Facebook di Conversazioni sul futuro, Coolclub, MEI - Meeting Degli Indipendenti, Enrico Deregibus e su altre che si stanno aggiungendo.

La leva cantautorale degli anni Zero” nasceva con l’intento di valorizzare una generazione musicale che stava muovendo i primi passi, selezionando simbolicamente 36 artisti. Il progetto comprendeva un doppio album con loro canzoni inedite pubblicato da Ala Bianca, un tour di una quindicina di date in importanti luoghi e rassegne, un sito dedicato su www.rockol.it e varie altre iniziative promozionali e artistiche.

I trentasei artisti erano molto diversi uno dall’altro. C’erano: Amor Fou, Andhira, Beatrice Antolini, Banda Elastica Pellizza, Bastian Contrario, Giovanni Block, Brunori Sas, Roberta Carrieri, Matteo Castellano, Cordepazze, Giorgia Del Mese, Denise, Dente, Roberta Di Lorenzo, Farabrutto, Giancarlo Frigieri, Dino Fumaretto, Giua, Ettore Giuradei, Granturismo, Alessandro Orlando Graziano, Simona Gretchen, Jang Senato, Samuel Katarro, Patrizia Laquidara, Alessio Lega, Maler, Mannarino, Mariposa, Erica Mou, Nobraino, Petrina, Piji, Giuseppe Righini, Paolo Simoni, Zibba. Si mettevano insieme per la prima volta artisti che provenivano dalla canzone d’autore più classica all’indie, senza dimenticare nomi vicini al jazz o world music.

La leva cantautorale degli anni Zero” era stata ideata e curata da Enrico Deregibus con la direzione artistica di Enrico de Angelis per il Club Tenco e Giordano Sangiorgi per il Mei, la produzione di Toni Verona per Ala Bianca, i media-partner Rockol e Radio 2 Rai. Una iniziativa che ha avuto riscontri notevoli, che è diventata un modo di dire, che ha attraversato l’Italia in lungo e in largo per un anno.




Aveva fatto tappa l’11 e 12 novembre a Sanremo al Premio Tenco, il 28 novembre a Faenza al Mei, il 13 dicembre a Milano nell'ambito di Rockfiles, la trasmissione di Ezio Guaitamacchi su Radiolifegate, il 6 gennaio a Milano alla Casa 139, il 19 gennaio a Roma al The Place, il 21 gennaio a Roma per una serata dal vivo su Radio2 dalla Sala A di Via Asiago, il 29 gennaio a Torino al FolkClub di Torino, il 12 febbraio a Santa Margherita Ligure per il Premio Bindi edizione “Winter”, il 18 febbraio a Milano all'Auditorium di Radio Popolare, il 30 aprile a Loano (Sv), il 16 maggio a Torino al Salone del libro, il 3 agosto a Rapallo (Ge) nell'ambito del Premio Via del Campo, il 12 agosto a Breno (Bs) nell'ambito del festival “Dallo sciamano allo showman”, il 15 settembre ad Aversa (CE) all'Auditorium Bianca d'Aponte, il 24 settembre a Faenza nell'ambito di “Il Mei presenta Supersound”.


info@conversazionisulfuturo.it 

www.conversazionisulfuturo.it

lunedì 28 dicembre 2020

Il quarto album dei Frank Sinutre: 200.000.000 steps (New Model Label)




I Frank Sinutre, duo di musica elettronica di Mantova, utilizzano nei live strumenti elettronici autocostruiti: reactabox (ispirato al celebre reactable consiste in un controller midi a forma di cubo luminoso, con all'interno una webcam ad infrarossi, che funziona leggendo delle immagini su dei cubetti che vengono appoggiati e mossi sul cubo) e Drummabox (batteria acustica basata su Arduino) oltre che strumenti tradizionali (chitarra, vocoder, synth, basso, lap steel guitar etc).
Il giorno 25 settembre 2020 è uscito il loro quarto album in studio: '200.000.000 Steps', pubblicato per New Model Label.

200 milioni di passi sono una stima del numero medio di passi che compie un umano nella sua vita; circa 5 volte attorno al mondo… Praticamente una passeggiata molto lunga. 200 milioni è senza dubbio un numero incredibile, si fatica a pronunciarlo e ancora di più ad immaginarlo. Ma rappresenta la lunghezza della vita espressa con un'unità di misura alternativa al tempo. Quanti passi hai?


Biografia Frank Sinutre.

Isi Pavanelli
(reactabox, synth, beat maker, vocoder) e Michele K. Menghinez (chitarra, basso, vocoder, lap steel, batteria) costituiscono i Frank Sinutre nel 2011.
Fin dai primi live decidono di utilizzare alcuni strumenti elettronici home-made realizzati da loro. Inizialmente usano il rectaBOX (ispirato al celebre Reactable ma in una versione più economica e trasportabile) e successivamente una drum machine acustica basata su Arduino.
Nel 2012 la prima pubblicazione ufficiale: realizzano la colonna sonora per lo spettacolo teatrale 'La Colpa della Leonessa' che è stato inserito nel 'Festival Internacional de Teatro Social' di Valencia in Spagna per la regia di Anna Volpi. Anche la strumentazione si rinnova e costruiscono un secondo ReactaBOX piu' performante che li accompagnera' nei live successivi.
Il 25 marzo 2014 esce il secondo album 'Musique Pour Les Poissons' per l'etichetta statunitense di New York 'System Recordings', in concomitanza con l'uscita del libro di uno dei due 'Michele K. Menghinez - Racconti per pesci del mare d'aria' che accompagna l'uscita del disco. Dal disco vengono estratti 2 singoli 'Someone's Dub' e la cover 'Oye Como Va' per i quali, il videomaker Giovanni Tutti, realizza i video: il primo dei quali interamente in stop-motion con plastilina e Lego.
Nel 2017 raggiungono l'obiettivo nel crowd funding per la realizzazione del terzo reactaBOX (nella campagna ReactaBOX-3 a new midi experience).
Il 19 maggio 2017 esce il loro terzo disco 'The Boy Who Believed He Could Fly' per l'etichetta New Model Label, anticipato dalla single track 'Driving thru a City by Night' e successivamente dalla traccia 'Sunset with Sunrise' delle quali Giovanni Tutti realizza entrambi i video in stop-motion, utilizzando nel primo burattini e macchinine, e rappresentando il comportamento cellulare durante la riproduzione nel secondo.
Proprio dalla traccia 'Sunset With Sunrise', il 7 dicembre 2018 esce 'Sunset with Sunrise Remixes', una compilation di 7 remix di questo brano, realizzata da 7 dj e producer provenienti da Italia, Portogallo, Svizzera, Danimarca e U.S.A. E pubblicata da New Model label.
A partire dal 2012 hanno partecipato a più di 300 live sparsi fra Italia, Slovenia, Svizzera, Croazia e Austria in svariate situazioni: festival, club, c.s., installazioni di videoarte patrocinate da università, pub, seminari sulla musica elettronica, percorrendo le strade che portavano a Roma, Milano, Torino, Zurigo, Ljubjana, Bologna... Sempre per ritornare a Sermide, il paesino in provincia di Mantova da dove vengono, nella casa di campagna dove hanno scritto i quattro dischi.
Arrivando al presente il 17 luglio 2020 esce il primo singolo '200.000.000 Steps' del loro quarto album in studio che anticipa l'uscita del disco omonimo il 25 settembre.

Discografia:

'La Colpa della Leonessa' 2012, colonna sonora per lo spettacolo teatrale inserito nel 'Festival Internacional de Teatro Social' di Valencia in Spagna. Pubblicata per Vittek Records.
'Musique pour les Poissons' 2014, pubblicato per System Recordings NYC in concomitanza al libro 'Racconti per Pesci del Mare d'Aria'.
'The Boy Who Believed He Could Fly' 2017, pubblicato per New Model Label.
'Sunset with Sunrise Remixes' 2018, pubblicato per New Model Label.
'200.000.000 Steps' 2020, pubblicato per New Model Label.

Link e contatti:

Youtube: http://www.youtube.com/channel/UC4HAxplF1kAD53XHmp-YYxw

Fb: https://www.facebook.com/FrankSinutre

Bandcamp: https://franksinutre.bandcamp.com/

Soundcloud: https://soundcloud.com/frank-sinutre-music/tracks

Review: https://franksinutre.blogspot.com/2020/08/recensioni-ed-interviste-200000000-steps.html



domenica 27 dicembre 2020

Capodanno con noi!

 


Come ogni anno, anche in questo 2020 vi terremo compagnia la notte di Capodanno. A partire dalle 22:30, fino alle 3 del 1° gennaio, andrà in onda "Ballate con noi", speciale di musica da ballo per affrontare in allegria l'ultima notte dell'anno. 

Non sarà però l'unico appuntamento con la festa di Capodanno: infatti proprio di questo parlerà Giacomo Schivo nella sua trasmissione "Confidenziale" che, vi ricordiamo, va in onda:

- lunedì alle 10
- martedì alle 18
- mercoledì alle 14:30
- giovedì alle 21


giovedì 24 dicembre 2020

24 dicembre... un super classico del Natale per voi!

 


Ultima casellina del nostro calendario dell'avvento e troviamo... un classico del Natale, il celeberrimo "Canto di Natale", di Charles Dickens.

Conosciamo tutti la storia dei tre fantasmi che vanno a trovare, la notte della Vigilia, il cattivissimo Ebezener Scrooge, che odia il Natale fin da quando era bambino. Il racconto è uscito nel 1843, ma continua ad essere amatissimo anche oggi. 

Sono stati tratti moltissimi film dal racconto, ma noi qui ve ne segnaliamo tre, molto diversi tra loro. 

E vi segnaliamo anche un racconto della nostra collaboratrice Claudia Bertanza, interpretato come sempre in maniera impeccabile da Massimo Baldino
In quest'anno così particolare, ci auguriamo che riusciate a sentire in voi lo spirito natalizio, che siate credenti o meno, che lo passiate da soli o con la vostra famiglia... e speriamo soprattutto di avervi fatto, in questi giorni, un po' di compagnia con questi giornalieri consigli di lettura, film e musica. 

Buon Natale!




mercoledì 23 dicembre 2020

23 dicembre... cosa guardiamo a Natale?

 


Nella casellina numero 23 del nostro speciale calendario dell'avvento troviamo un ulteriore consiglio cinematografico: cosa guardiamo a Natale? Per molti era tradizione andare al cinema, il pomeriggio del 25 o del 26, ma come sappiamo quest'anno non sarà possibile. Ci può venire in aiuto la televisione. 

Tra i vari film che ci proporranno i vari canali, ci sentiamo di consigliare "Hugo Cabret", che andrà in onda venerdì 25 alle ore 23:15 su Rai 1. 

"Hugo Cabret" è un film di Martin Scorsese uscito nel 2011. 



Negli anni '30, Hugo Cabret è un orfano dodicenne che vive nascosto in una stazione ferroviaria a Parigi. Hugo aveva perso la madre da piccolo e viveva con il padre, un orologiaio morto a causa di un incendio avvenuto al museo dove lavorava. Rimasto inizialmente a vivere con lo zio Claude, manutentore degli orologi della stazione, il ragazzo, per sopravvivere, si è ritrovato costretto a mettere in atto continui furti e sotterfugi a diventare egli stesso manutentore degli orologi (dopo che lo zio lo ha abbandonato) e riparatore di ogni sorta di congegni e meccanismi. Di suo padre gli è rimasta la passione per il cinematografo e un automa meccanico che il padre aveva trovato nel museo e aveva cercato di riparare, miracolosamente sfuggito all'incendio. Per sua sfortuna, alla stazione ferroviaria, vive anche Gustave, reduce di guerra e ispettore ferroviario, il cui scopo principale è quello di acciuffare monelli e orfani che, vivendo di espedienti, cercano di sottrarsi all'orfanotrofio.

Hugo instaura così un rapporto speciale con l'automa, una relazione dai risvolti misteriosi, e con Isabelle, una ragazzina adottata dal proprietario del chiosco di giocattoli Georges Méliès, a cui Hugo ha rubato molti pezzi meccanici per riparare l'automa, venendo infine scoperto. In realtà l'automa fu costruito proprio da “papà Georges”, che grazie alle ricerche effettuate dai due ragazzi si rivelerà essere stato il più famoso cineasta dell'anteguerra e inventore di alcune delle più strabilianti tecniche cinematografiche dell'epoca, al confine tra il sogno e la magia. Méliès ha abbandonato l'attività cinematografica proprio a seguito dello scoppio del conflitto e del conseguente mutare delle esigenze del pubblico, finendo dimenticato da tutti ed in rovina.

Il film racconta, attraverso la storia romanzata di Hugo Cabret e del suo automa, la riscoperta ed il riconoscimento dell'opera di Georges Méliès.



Mio padre mi portava al cinema di continuo. Mi ha raccontato del primo film che ha visto. È entrato in una sala buia e su uno schermo bianco ha visto un razzo volare nell'occhio dell'uomo nella Luna. Gli si è conficcato dentro. Ha detto che è stato come vedere i suoi sogni in pieno giorno.

A domani!

martedì 22 dicembre 2020

22 dicembre... un libro sotto l'albero


 Casellina numero 22 per il nostro calendario dell'avvento. 

Stasera vi consigliamo un libro che non parla del Natale, ma ci racconta - secondo un altro punto di vista- la storia della Sacra Famiglia. Stiamo parlando di "Per amore, solo per amore", di Pasquale Festa Campanile, uscito nel 1983 e vincitore, l'anno successivo, del Premio Campiello

Giuseppe è un giovane affascinante, che per passione va a lavorare in una falegnameria. Giuseppe corteggia diverse ragazze ed è l'amente fisso di una ricca vedova. Un giorno, però, si innamora della giovane Maria. I due si fidanzano, ma Maria parte per andare dall'anziana parente Elisabetta e ritorna incinta. Lei giura di non averlo tradito, né di aver subito violenza. 

Giuseppe, pur consapevole di non essere il padre del bambino che la giovane fidanzata porta in grembo, decide di restare accanto a Maria e di prendersi la sua responsabiltà, occupandosi del piccolo come se fosse suo figlio. 

Inizia così la vita matrimoniale di Maria e Giuseppe: sarà un matrimonio senza rapporti sessuali; i due non dormiranno neppure nello stesso letto e Maria, pur amando il marito, dedicherà tutta la sua vita al figlio. Un figlio particolare, amico dei derelitti, dei deboli, degli infermi, ribelle, ma rispettoso comunque dei genitori. Giuseppe non si sentirà mai del tutto parte della famiglia e la gelosia tornerà, di tanto in tanto, a farsi sentire.



Vediamo, in questo romanzo, il Giuseppe uomo, con i pregi e i difetti, i limiti e i lati positivi. 

Lo consigliamo perché è una lettura piacevole e veloce... un altro modo di raccontare una storia che abbiamo sentito mille volte. 

A domani!

Massimo Baldino ricorda Riccardo Cioni

Improvvisamente questa giornata è divenuta tristissima e cupa. Più cupa del cielo e dei tempi che tutti noi stiamo vivendo da troppo tempo a...