mercoledì 30 gennaio 2019

Intervista a Marco Vratogna, cantante lirico spezzino.


Abbiamo intervistato il baritono spezzino Marco Vratogna, che da quasi vent'anni gira il mondo esibendosi nei più importanti teatri.

Quando e come ha iniziato a cantare?
Canto da sempre; ho iniziato a studiare al Conservatorio “Giacomo Puccini” della mia città, La Spezia e nel 1999 mi sono trasferito a Modena dove sono stato seguito da un maestro di canto e studiavo la tradizione operistica con Leone Magiera, pianista accompagnatore di Luciano Pavarotti.


Perché non ha iniziato prima a cantare e studiare, visto che è sempre stata la sua passione? Solitamente i cantanti lirici iniziano molto presto.
Iniziare molto presto non vuol dire nulla, perché c’è anche una maturità della voce da tenere in considerazione, soprattutto nel caso della mia voce, di baritono. Diciamo che non credo tanto nel metodo come insegnamento del canto, ma in un lavoro costante che porti alla perfetta conoscenza del funzionamento del corpo e della respirazione che è alla base di tutto.

Sulla base di ciò, possiamo dire che, a parte la breve parentesi di formazione spezzina e modenese, lei è un autodidatta?
Dai miei Maestri io ho avuto degli spunti ma poi ho sentito il bisogno di proseguire il cammino da solo cosa che faccio tutt'oggi.

Quando ha esordito e con quale opera?
Nell’ottobre del 2000, esattamente un anno dopo il mio trasferimento a Modena. Ho debuttato come solista nello “Stiffelio”, di Giuseppe Verdi. Il mio esordio è stato un successo, perché ho immediatamente inciso un disco, che ora è “disco storico” e che è stato considerato “miglior disco live del 2001” dall’Università di Chicago. Da allora ho cantato e canto praticamente in tutto il mondo, mi sono esibito in tutti i più grandi teatri, come il Metropolitan di New York o il Covent Garden a Londra.

Ha un’opera preferita?
No, a dire il vero. Mi piace tutto quello che canto, perché canto quello che mi piace, sono io a scegliere i miei ruoli.

Non solo opera lirica, nella sua carriera. Presto allargherà il suo repertorio.
Sì, presto esordirò nel “pop”, sempre partendo dalla mia impostazione classica.

C’è già un progetto?
Sì, è già in piedi e ci sto lavorando. Intanto, il 7 febbraio uscirà il singolo “Io sono il vento”, mia personale rilettura di un famosissimo brano di Arturo Testa.

Di opera lirica in Italia, al giorno d’oggi, si parla molto poco. Ha ancora successo?
La lirica ha successo ma si confondono spesso le qualità vocali del pop con quelle della lirica. Prendiamo per esempio i tre ragazzi del “Volo”: non dico che non siano tre tenori, lo sono come impostazione vocale, ma nulla hanno a che vedere con l’opera lirica.


martedì 29 gennaio 2019

"Io sono il vento": il baritono spezzino Marco Vratogna rilegge il brano di Arturo Testa




Uscirà il 7 febbraio il singolo Io sono il vento, personale rilettura del baritono Marco Vratogna dell'indimenticabile canzone interpretata da un altro baritono, Arturo Testa, prima voce lirica data in prestito alla musica leggera, che si classificò secondo al Festival di Sanremo nel 1959. Il singolo anticipa la realizzazione di un progetto pop al quale Vratogna sta lavorando.

Marco Vratogna, nato alla Spezia nel 1973, ha iniziato gli studi musicali nella sua città presso il Conservatorio "Puccini" e si è perfezionato sotto la guida di Leone Magiera.



Ha debuttato nel dicembre 2000 nel ruolo di Stankar in Stiffelio al Teatro Verdi di Trieste, ottenendo grandi consensi di pubblico e di critica. Da protagonista debutta invece nel prestigioso ruolo di Macbeth al Teatro Comunale di Modena, dove successivamente torna per un recital e per il concerto dedicato ai 40 anni di carriera di Luciano Pavarotti. É l'inizio di una brillante carriera che nell'arco di breve tempo lo porta a calcare le scene dei più importanti teatri del mondo, dalla Fenice di Venezia al Metropolitan di New York, dall'Arena di Verona al Wiener Staatsoper, solo per citarne alcuni, dando voce ad oltre 30 ruoli. 

Artista dalla straordinaria presenza scenica, Vratogna è senza dubbio un fuoriclasse, pienamente padrone dei ruoli che interpreta e da una rara precisione esecutiva che lo ha consacrato al pubblico internazionale.


lunedì 28 gennaio 2019

Sotto a chi legge: "16 ottobre 1943", di Giacomo Debenedetti


"Sotto a chi legge" di questa settimana è dedicata al Giorno della Memoria. Ascolteremo, dalla voce di Annalisa Serafini (che ne è anche l'autrice), la recensione di "16 ottobre 1943", di Giacomo Debenedetti

Il libro racconta la deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma: furono portati via circa 2000 ebrei, ma solo in 16 fecero ritorno.

La trasmissione va in onda:

- martedì alle 9:30
- mercoledì alle 20


domenica 27 gennaio 2019

Tra note e parole: Caterina Valente



Questa settimana a "Tra note e parole" ascolteremo Caterina Valente, cantante nata in provincia di Frosinone nel 1931 e giunta al successo negli anni Cinquanta. 
Per conoscerla meglio, vi invitiamo a visitare la pagina che le abbiamo dedicato sul nostro sito, con la biografia curata da Enzo Giannelli. (www.ildiscobolo.net/biografia)

"Tra note e parole" va in onda:

- lunedì alle 20
- sabato alle 9:30



mercoledì 23 gennaio 2019

Radio podcast: la pagina del riascolto


Come avrete notato, da qualche settimana è attivo il servizio di podcast, per dar modo a tutti voi di recuperare i programmi che avete perso, o riascoltare quelli che avete particolarmente apprezzato. Il servizio riguarda esclusivamente i nostri programmi. 

Il link a Radio Podcast: www.ildiscobolo.net/riascoltoprogrammi

lunedì 21 gennaio 2019

Sotto a chi legge: Risvegliarsi in 5 D



"Risvegliarsi in 5 D", di Maureen J. St. Germain è al centro della nuova puntata di "Sotto a chi legge".

Siamo tutti in viaggio dalla consapevolezza focalizzata e polarizzata in modo ristretto, tipica del modello tridimensionale, verso il risveglio in 5D, caratterizzato da vibrazioni superiori e da potenti abilità. Ciascuno di noi ha già sperimentato il mondo in 5D: prova a pensare alle tue esperienze più memorabili ed edificanti del passato, in cui tutto è andato come doveva, i rapporti con gli altri erano armoniosi e amorevoli e tutti si sentivano felici e contenti: questo è il modello a 5 dimensioni. Per qualcuno questo passaggio è improvviso e permanente, ma per la maggior parte di noi il cambiamento è graduale e avviene a momenti e ondate. In questo manuale di ascensione, l'insegnante spirituale Maureen J. St. Germain ti spiega come modificare i tuoi schemi energetici e scegliere permanentemente di ancorarti nella gioia, nell'amore e nella generosità. Guidandoti attraverso le opportunità che ti offre il modello 5D, l'autrice rivela come sviluppare la connessione con esso, percependo i segni che lo contraddistinguono, dove l'amore è la forza che governa, e scegliendo consapevolmente di risiedervi. L'autrice mostra come il modello 5D sia collegato a quello 3D e 4D, che è poi il ponte tra i due, e spiega come leggere gli schemi energetici che distinguono una dimensione dell'altra e anche come vivere su più dimensioni contemporaneamente. Spiega come riconoscere le differenze tra il pensiero lineare dualistico tridimensionale rispetto al pensiero dinamico multidimensionale 5D e come volgere il punto di vista 3D in modo da espandere il più possibile la propria percezione. Oltre a condividere le testimonianze personali e degli allievi che hanno sperimentato il modello della realtà in 5D, l'autrice fornisce esercizi dettagliati per proteggere le proprie energie, soprattutto durante il sonno, e offre meditazioni di geometria sacra per attivare l'ottavo chakra e aprirsi alle frequenze superiori. (Fonte: Google)

La trasmissione andrà in onda:

- martedì alle 9:30
- mercoledì alle 20

domenica 20 gennaio 2019

Tra note e parole. Le canzoni di E.A. Mario



E. A. Mario, poeta, musicista, editore e, all'occorrenza, anche cantante, ed il cui vero nome era Giovanni Ermete Gaeta, nacque a Napoli il 5 maggio del 1884 e morì il 24 giugno del 1961.

Tra le sue interpretazioni, ricordiamo "Balocchi e profumi". 
E. A. Mario sarà il protagonista di "Tra note e parole"



La trasmissione andrà in onda:

- lunedì alle 20
- sabato alle 9:30


sabato 19 gennaio 2019

Ricordo di Piero Ciampi su Radio Il Discobolo



Il 19 gennaio 1980 muore a Roma il cantautore Piero Ciampi: era nato a Livorno il 28 settembre 1934 davanti alla casa dove nacque Amedeo Modigliani. 
La sua carriera, iniziata negli anni '60, e la sua vita personale sono costellate di difficoltà e insuccessi, a causa del suo carattere incline alla rissa e alla propensione al bere. Ma Ciampi era anche uomo capace di amare e suscitare grandi amori; ha avuto due figli da due donne diverse, ma entrambe lo hanno lasciato. 


I grandi artisti suoi contemporanei lo amavano moltissimo e in tanti, dopo la sua morte, hanno dato nuova vita ai suoi brani, reinterpretandoli. 
Noi lo ricorderemo oggi, sabato 19 gennaio, alle ore 20.



giovedì 17 gennaio 2019

Per andare avanti... abbiamo bisogno di voi!!!


Carissimi amici, carissime amiche del Museo Virtuale del Disco e dello Spettacolo
come sapete, la nostra è un'Associazione che si occupa della salvaguardia della memoria storica della tradizione musicale e discografica italiana, oltre che del mondo dello spettacolo radio-televisivo. In questi anni abbiamo raccolto, e digitalizzato migliaia di brani, spesso letteralmente salvandoli dall'oblio. Abbiamo soci e amici in tutto il mondo, che ci hanno inviato dischi, spartiti musicali, vecchie fotografie. Abbiamo lavorato instancabilmente e continuiamo a farlo, sia aggiornando regolarmente il sito www.ildiscobolo.net con brani sapientemente "ripuliti" e nuove biografie, sia studiando ogni stagione su come rendere sempre più appetibile la nostra webradio, offrendovi, oltre alle storiche trasmissioni, ogni anno qualcosa di nuovo. 
La nostra è un'Associazione no-profit e tutto quello che incassiamo viene reinvestito in materiale e spese di gestione. E sono proprio queste spese di gestione a farsi sempre più gravose, tanto da rischiare di diventare insostenibili. 

Per questo motivo oggi più che mai vi chiediamo un aiuto. 
Vi ricordiamo che associandovi e pagando 75 euro l'anno avrete la possibilità di accedere a tutto il nostro archivio, ascoltando i brani per intero. 
Avete anche la possibilità di sostenerci con una spesa di 20 euro annui e anche per voi abbiamo in serbo qualche sorpresa. 
Inoltre, potete versare anche una quota una tantum per aiutarci a sostenere le spese.

Ringraziandovi per l'attenzione e l'affetto che ci dimostrate ascoltandoci e leggendoci ogni giorno, vi ricordiamo che per qualsiasi informazione potete scrivere a ildiscobolo@gmail.com.

Lo staff. 

martedì 15 gennaio 2019

Franco Fanigliulo... il mio compagno di viaggio (di Massimo Baldino)


Siamo tutti compagni di viaggio, ma quello di cui vorrei parlarvi quest’oggi lo fu davvero in tutti i sensi. Mi perdonerete quindi se scriverò anche di Franco Fanigliulo a modo mio, ovvero evitando di snocciolare le tante cose che ha fatto, ma unicamente attraverso i miei ricordi.

Mi fu compagno durante l’adolescenza quando, più grande di me di diversi anni, mi affascinava per il suo modo di vivere e di far sognare chi riusciva ad abbandonarsi ai suoi racconti. Lo fu poi, quando lui già affermato, io ormai adulto, condividemmo per molte domeniche uno scomodo vagone ferroviario che da Roma ci riportava nella nostra città.

E allora ricordo una estate degli anni Settanta, forse quella del 1975. Ricordo una collina dalla quale si poteva vedere tutta La Spezia e un gruppo di ragazzi con la chitarra. Giovanni, che sembrava John Lennon , Gianluigi che aveva ancora tutti i capelli, Gabriele che imitava l’idolo del momento che era Bennato e poi Claudio, Giorgia, Concetta, Paolo e altri di cui non so il nome. E poi c’era lui Franco come lo chiamavamo, Gianfranco all’anagrafe.
Ricordo una ragazza tristissima che ci portavamo dietro nella speranza di farle dimenticare un amore finito male e Franco quattordici anni più di me che ad un certo punto comincia ad accompagnarsi con la chitarra, che non era la sua, e a raccontarle, in quel modo che solo lui sapeva fare, una strampalata favoletta, nella quale convivevano splendidamente tra loro cavalli alati e piccoli nanetti tutti con gli occhi azzurri che lavoravano come maschere nei molti cinema della città. La ragazza rideva divertita. Per un momento si era lasciata alle spalle l’angoscia per quell’amore evaporato con il caldo dell’estate. Noi ci guardavamo compiaciuti e ironici pronti a dire a Franco cosa si fosse fumato per inanellare così, una dietro l’altra, tutta quella serie di favolose stronzate senza né capo né coda. Seppi solo molto tempo dopo, che scrivere favole era uno dei suoi sogni segreti. Probabilmente mai realizzato. O forse sì. 

Del resto cosa sono molte delle canzoni di Fanigliulo se non favole imprevedibili? Una su tutte, quella che lo rese famoso, anche se purtroppo per poco tempo. Si chiamava “A me mi piace vivere alla grande” con la quale partecipò al Festival di Sanremo. La ricordo bene quella serata. Era il 1979. Eravamo tutti fuori dal Bar Roma, nonostante il freddo pungente di gennaio. Franco apparve annunciato da Annamaria Rizzoli e il Bar improvvisamente si ammutolì, per poi subito ospitare uno dei soliti commenti ahimè tipicamente spezzini stile “mialo lì ma dove i crede d’andae”.
Perché purtroppo Spezia è così: Qui, se riesci a sfondare sei un genio anche se litighi vistosamente con l’italiano, se invece non ce la fai “tei un povero semo ca sa credea d’arrivae chissa dove e i deva tornae a lavorae” .
E così continuiamo a celebrare concittadini illustri, cui frequentare un po’ di più la scuola invece che il partito non avrebbe potuto che giovare e continuiamo a dimenticarci di chi, magari proprio come Fanigliulo, era un genio e avrebbe meritato ben altra carriera. Ma forse, chissà, è così ovunque. Fa parte della insostenibile leggerezza dell’essere, tanto per citare un film proprio di quegli anni.

Franco comunque visse mesi e mesi come una rockstar. La sua canzone era tra le più suonate nelle radio e non era difficile vederlo alla TV, con quel suo fare istrionico un po’ da clown serio cantarla in molte trasmissioni di successo. Poi, come in una favola senza il lieto fine, di quelle cioè che probabilmente a lui non sarebbe mai piaciuto scrivere, il sogno finì. La canzone venne consegnata agli archivi e non è difficile ritrovarla in qualche compilation di successi sanremesi, perché tale fu, ma di Franco non si seppe più nulla. Un paio di album bellissimi quanto sfortunati, nuovi idoli che si affacciavano all’orizzonte. Spezia sempre più lì, pronta a divorarlo, con la sua disincantata routine, invece che a sorreggerlo.
Lavoravo in una radio importante quando lo ritrovai. 

Accadde una domenica sera, quando rientravo a casa dopo una settimana di lavoro. Era il 1983 e già da due anni me ne ero andato dalla mia città per poter vivere facendo ciò che più volevo: parlare al microfono, raccontare storie, tra un disco e l’altro. Ero stanco e un po’ contrariato. Mi avevano “appioppato” un programma sportivo domenicale. Allora, al contrario di oggi, il calcio mi piaceva. Quel che mi appassionava meno era però dover trascorrere tutte le domeniche chiuso in uno studio da ottobre a maggio e ancora meno non poter rientrare a casa il venerdì sera. Tuttavia mi avevano concesso libero il lunedì (come i barbieri) e due volte al mese anche il martedì. E così, appena data l’ultima classifica e salutato tutti con la pubblicità di una nota marca di autovetture, trovavo fuori un’auto che mi portava alla stazione dove, se ero fortunato e non era in ritardo, un treno dove a volte faceva troppo caldo, e altre si gelava, mi riportava a casa. Tante ore di viaggio sino a che appunto una domenica a Firenze salì lui. Aveva un cappellone a larghe falde e all’inizio non lo riconobbi neppure. Poi presi coraggio e gli chiesi “Ma sei Franco?”.

Nacque così la seconda parte della nostra frequentazione e amicizia. Questa volta da parte mia più consapevole, perché vissuta ormai fuori dall’adolescenza, in quella fase dell’esistenza umana dove anche quattordici anni di differenza non pesano più di tanto. Mi disse che tutte le domeniche andava a Firenze. Credo avesse là una compagna. Da Pisa in poi, il treno diventava un locale (oggi non esistono più neanche questi) e quindi diventava un’agonia ferroviaria che per lui terminava alla stazione di Vezzano dove in quel periodo abitava. Una sera ricordo che mi invitò e scesi anch’io in quella stazione piccolissima. Casa sua era poco distante. Una casa rurale, vera, genuina come lo era Franco. Passammo la serata, si era già in primavera avanzata a rincorrere i conigli, che gli erano scappati dalla conigliera. Tra moccoli e sghignazzi.
Franco era anche questo. Una persona perbene. Tanto istrionico e irraggiungibile quando ti raccontava le cose che aveva creato, quanto diretto e semplice quando te lo ritrovavi davanti con i problemi di tutti i giorni. La macchina che non parte, il bancomat che ti frega la scheda, i conigli che scappano.
Confidava molto in ciò che stava facendo. Zucchero e Vasco so che lo adoravano. Da poco era uscito un suo Q-disc per la Numero 1, l'etichetta discografica di Battisti e credo che presto o tardi sarebbe diventato lui un numero uno, proprio esattamente rimanendo se stesso. Quel ragazzo che improvvisava favole, quel cantautore che recitava le sue canzoni. La vita, o la morte, che poi sono le due facce della solita medaglia non glielo hanno concesso. Morì esattamente lo stesso giorno in cui, dieci anni prima, era salito sul palcoscenico del Festival.

Questa volta “mialo lì ma dove i crede d’andae” glielo disse la triste signora vestita di nero. Credo che Franco le avrebbe risposto “A te cognosso…tei sempre chi a rompe e bale”.


Domani... Una splendida canzone del mio amico Franco... Ciao...

(Massimo Baldino) 

In origine pubblicato qui

Cosmo, Motta, Salmo, Sinigallia, Zen Circus in finale nella "TOP 2018" del ‘Forum del giornalismo musicale




Sono Cosmo con “Cosmotronic”, Motta con “Vivere o morire”, Salmo con “Playlist”, Riccardo Sinigallia con "Ciao cuore", Zen Circus con “Il fuoco in una stanza” i finalisti (in ordine alfabetico) del “Top 2018”, il referendum sui migliori album italiani del 2018 promosso dal “Forum del giornalismo musicale” (che si svolge da tre anni al Mei di Faenza) e dall’Agimp (la neonata Associazione dei Giornalisti e critici Italiani di Musica legata ai linguaggi Popolari) con il coordinamento di Enrico Deregibus.

Lo scorso anno a prevalere erano stati, a pari merito, Brunori Sas con “A casa tutto bene” e Caparezza con “Prisoner 709”.

Quest’anno è stata anche introdotta anche la categoria delle opere prime, che vede in finale (in ordine alfabetico) Giuseppe Anastasi con "Canzoni ravvicinate del vecchio tipo", i Dunk con l’album omonimo, Generic Animal con l’album omonimo, i Maneskin con “Il ballo della vita”, Paola Rossato con “Facile”.

Sono stati quasi 100 i giornalisti e critici musicali coinvolti nel voto (rappresentanti di testate di vario tipo, dai quotidiani alle webzine, sino alle radio). Con altri che si aggiungeranno, sceglieranno ora nelle rose dei finalisti i vincitori nelle due categorie.

Fra gli album più votati ci sono stati anche, nelle posizioni immediatamente successive ai primi cinque: i Baustelle con “L'amore e la violenza - Vol. 2”, Calcutta con “Evergreen”, i Calibro 35 con “Decade”, Carlot-ta con “Murmure”, i Nu Guinea con “Nuova Napoli”, i Subsonica con “8”.

Nei dischi d’esordio dopo i finalisti si sono classificati Francesco Anselmo con “Il gioco della sorte”, Gigante con “Himalaya”, Mèsa con l’album omonimo, Viito con “Troppoforte”, Wrongonyou con “Rebirth”.

Hanno votato in questa prima fase del referendum: Fabio Alcini, Diego Alligatore, Elisa Alloro, Eugenio Arcidiacono, Daniele E. Auricchio, Luca Bassani, Andrea Belmonte, Guido Biondi, Francesco Bommartini, Valentina Brunelli, Lia Buttari, Chiara Callegari, Angela Calvini, Marco Camozzi, Cinzia Canali, Simona Cantelmi, Francesco Casale, Michele Chisena, Matteo Cimatti, Alfredo D’Agnese, Flaviano De Luca, Katia Del Savio, Giuliano Delli Paoli, Enrico Deregibus, Chiara Di Giambattista, Gianluca Diana, Luca Dondoni, David Drago, Salvatore Esposito, Mauro Eufrosini, Isabella Fava, Marco Fioravanti, Fabio Gallo, Jonathan Giustini, Paolo Gresta, Carmen Guadalaxara, Federico Guglielmi, Ambrosia J.S. Imbornone, Salvatore Imperio, Claudio Lancia, Luciano Lattanzi, Massimiliano Leva, Massimiliano Longo, Elisabetta Malantrucco, Michele Manzotti, Alberto Marchetti, Claudia Marchetti, Marco Messineo, Francesca Milano, Federico Molteni, Giorgio Moltisanti, Giommaria Monti, Michele Neri, Giulia Nuti, Simona Orlando, Claudia Orsetti, Luca Paisiello, Chiara Papaccio, Nello Pappalardo, Duccio Pasqua, Ornella Petrucci, Alex Pierro, Giovanni Pirri, Dario Pizzetti, Walter Porcedda, Paolo Prato, Stefano “Bizarre” Quario, Antonio Ranalli, Elena Raugei, Alessandro Ribaldi, Pasquale Rinaldis, Ivan Rufo, Riccardo Sada, Adilah Salah, Cristiano Sanna, Alex Sgritta, Daniele Sidonio, Marcella Sullo, Egle Taccia, Paolo Talanca, Barbara Tomasino, Andrea Umbrello, Barbara Urizzi, Gianluca Valentini, Gianluca Verga, Enrico Veronese, Rossella Vetrano, Vito Vita, Giulia Zichella, Marcello Zinno, Donato Zoppo.


IL FORUM
Il Forum del giornalismo musicale, ideato da Giordano Sangiorgi e diretto da Enrico Deregibus, ha visto sino ad ora tre edizioni a Faenza ed una speciale a Roma. Ha ospitato nei suoi primi tre anni numerose iniziative: tavoli di lavoro, assemblee, lezioni, corsi di aggiornamento, incontri con figure professionali. Sono stati coinvolti sino ad oggi oltre 250 giornalisti, da quelli delle grandi testate a quelli delle webzine, sino alle radio e tv. Una occasione unica per affrontare da molti punti di vista i temi centrali del giornalismo musicale di oggi: il rischio di estinzione, il nuovo ruolo, la carenza di spazi, l'interazione fra media diversi e molto altro. La prossima edizione è in programma ai primi di ottobre a Faenza.


L’AGIMP
L’Agimp nasce da un'idea lanciata durante il Forum del Giornalismo Musicale. Attualmente è rappresentata da un direttivo (formato da Fabio Alcini, Simona Cantelmi, Luciano Lattanzi, Michele Manzotti, Alex Pierro), eletto durante il Forum 2018, che sta preparando un regolamento attuativo dello statuto già approvato, consolidando così le basi dell’associazione. In questo momento la mailing list dell’Agimp raccoglie un centinaio di indirizzi che riceverà notizie più dettagliate nel prossimo febbraio. Vista la peculiarità della situazione dell’editoria musicale, che permette solo in minima parte l’accesso alla professione giornalistica come lo conosciamo in base alla legge del 1963, saranno ammessi all’Agimp anche i non iscritti all’ordine, con parametri che vengono indicati nello statuto. L’associazione ha eletto la sua sede a Faenza, con il Mei a curarne la segreteria tecnico-organizzativa. Informazioni e statuto possono essere richiesti all'indirizzo mail associazioneagimp@gmail.com, che serve anche per le richieste d'adesione.


lunedì 14 gennaio 2019

Sotto a chi legge: "Luci della ribalta", di Melanie Benjamin



"Luci della ribalta", di Melanie Benjamin, è al centro della trasmissione "Sotto a chi legge" di questa settimana. La recensione è letta da Giacomo Schivo, che ne è anche l'autore.

"Luci della ribalta" ambientato negli anni tra il 1914 e il 1969, è un libro sul cinema, prima muto e poi sonoro, raccontato dalle voci di due amiche del cuore: Mary Pickford, la fidanzata d’America, e Frances Marion, la più grande sceneggiatrice di Hollywood al suo esordio come capitale dell’industria cinematografica americana.


La trasmissione va in onda:

- martedì alle 9:30
- mercoledì alle 20

domenica 13 gennaio 2019

Anna Maria Monteverdi presenta a Genova "Memoria, maschera e macchina nel teatro di Robert Lepage"




GENOVA- A Genova Mercoledì 16 gennaio alle ore 17,30 all'interno del Museo-Biblioteca dell'Attore (via del Seminario 10) Anna Maria Monteverdi presenterà il suo libro Memoria maschera e macchina nel teatro di Robert Lepage (Meltemi, 2018). 
L'Autrice sarà introdotta dal prof. Eugenio Buonaccorsi.

Il volume è stato presentato al Festival Flipt del Potlach (Fara Sabina), a Inequilibrio (Castiglioncello), al Piccolo Teatro di Milano per Book city, all'Accademia di Belle Arti di Napoli e di Lecce, a Libriamoci (Sp), al Fla (Pescara).


Memoria maschera e macchina nel teatro di Robert Lepage (Meltemi editore). di Anna Maria Monteverdi. Con introduzione di Fernando Mastropasqua.

Memoria, maschera e macchina sono termini interscambiabili nel teatro di Robert Lepage, regista e interprete teatrale franco-canadese considerato tra i più grandi autori della scena contemporanea che usa i nuovi media; se la sua drammaturgia scava l’io del personaggio portando alla luce un vero e proprio arsenale di memorie personali e collettive, la macchina scenica video diventa il doppio del soggetto, specchio della sua interiorità più profonda. La perfetta corrispondenza tra trasformazione interiore del personaggio e trasformazione della scena determinano la caratteristica della macchina teatrale nel suo complesso che raffigura, come maschera, il limite tra visibile e invisibile.

Anna Maria Monteverdi è ricercatore di Storia del Teatro all’Università Statale di Milano e docente aggregato di Storia della Scenografia. Esperta diDigital Performance ha pubblicato: Nuovi media nuovo teatro (FrancoAngeli 2011), Rimediando il teatro con le ombre, le macchine e i new media(Ed.Giacché 2013), Le arti multimediali digitali (Garzanti 2005), Frankenstein del Living Theatre (2005), La maschera volubile (2002). E' videodocumentatrice teatrale (Nuovo Teatro in Kosovo, La cura del Teatro: Tomi Janezic; La faccia nascosta del teatro: Robert Lepage; Angelica: Andrea Cosentino) ed esperta di digital performance. www.annamonteverdi.it

Eugenio Buonaccorsi è stato professore ordinario di Storia del teatro e dello spettacolo presso l’Università di Genova. Nell’Ateneo ligure ha creato i Corsi di laurea in Dams e in Scienze dello spettacolo, di cui ha assunto la guida come Presidente. È autore di libri, articoli e saggi su vari momenti e figure della storia dello spettacolo, in particolare sul ”Grande Attore” dell’800, la scena futurista, il teatro di Brecht in Italia, Govi e la drammaturgia in Liguria. Ha fondato il Teatro dell’Archivolto, di cui è stato per qualche anno direttore artistico. Per un decennio ha svolto il ruolo di Presidente del Museo-Biblioteca dell’Attore.

Tra note e parole: Giorgio Gaber


Sarà Giorgio Gaber il protagonista della trasmissione "Tra note e parole". Avremo quindi l'occasione di ricordare il grande artista milanese a pochi giorni dall'anniversario della sua morte (avvenuta il 1° gennaio 2003).


La trasmissione andrà in onda:

- lunedì alle 20
- sabato alle 9:30


giovedì 10 gennaio 2019

"Io sono Mia" arriva nei cinema dal 14 al 16 gennaio.



Arriva nei cinema di tutta Italia "Io sono Mia", film biografico su Mia Martini, con Serena Rossi, diretto da Riccardo Donna

Il film ripercorre la vita e la carriera della grande Mimì, artista di grande talento, alla quale la musica italiana non ha dato quanto si meritava. Dagli inizi difficili alle maldicenze, dal difficile rapporto col padre alla grande storia d'amore che la devastò, fino a quel Sanremo 1989 che segnò la sua rinascita: proprio da qui parte il film evento, che sarà nei cinema italiani solo il 14, 15 e 16 gennaio.



A interpretare il ruolo di Mia Martini è Serena Rossi, attrice e cantante (è suo il doppiaggio canoro della nuova Mary Poppins). Il film è una produzione della Eliseo Fiction di Luca Barbareschi in collaborazione con Rai Fiction. 
A febbraio verrà trasmesso in televisione.


mercoledì 9 gennaio 2019

Addio al "megadirettore galattico"



Aveva 89 anni Paolo Paoloni, il megadirettore galattico della saga del ragionier Ugo Fantozzi.
Nato il 24 luglio 1929 a Bodio, in Canton Ticino, è scomparso il 9 gennaio 2019 a Roma. Venne scoperto da Luciano Salce, con il quale girò diversi film a partire dal 1969. Paoloni è stato prevalentemente un attore brillante, ma ha recitato anche in film horror, ha lavorato sia in televisione che a teatro.


martedì 8 gennaio 2019

Gianmaria Testa: "Prezioso", disco di inediti in uscita il 18 gennaio.



Gianmaria Testa è stato il più francese dei cantanti italiani, amatissimo e rispettato in Francia e poi scoperto, accolto e mai abbandonato in Italia. Un uomo “diritto”, com'è stato definito, un artista onesto fino alla ritrosia, un talento purissimo. 
Autore, compositore, cantante e per sempre anche capostazione, profondamente radicato alle sue Langhe piemontesi eppure con lo sguardo sempre verso l’altro e l’altrove, avrebbe compiuto 60 anni il 17 ottobre. Scomparso nel 2016, ha lasciato un vuoto incredibile. 

Prezioso” è il nono album dopo l’uscita di “Montgolfières”, il primo lavoro uscito in Francia nel 1995 e solo dopo in Italia, quando oltralpe era ormai un caso discografico. Come un dono finale di Gianmaria Testa, “Prezioso” si compone di undici nuove canzoni registrate per lo più in forma di appunti sonori per voce e chitarra. Tracce pensate fra le mura della casa di Castiglione Falletto o di Alba per album futuri o per altri artisti che spesso chiedevano la sua collaborazione. 
Prezioso” è frutto di un raffinato lavoro in studio di registrazione e ha richiesto un notevole sforzo di post-produzione per esaltare e mettere in evidenza l'autenticità e la purezza delle ultime interpretazioni di Gianmaria, pur mantenendo l'intensità e l'emozione di quei momenti così intimi, emozionanti e potenti nei quali per la primissima volta si piantavano i semi di una nuova canzone. 

Paola Farinetti, moglie di Gianmaria, e Roberto Barillari, ingegnere del suono, presentano questo materiale proprio come se stessimo assistendo, accanto a Gianmaria Testa, alla gestazione di un nuovo disco, come se fossimo testimoni e compagni di un lavoro meticoloso, quotidiano, intimo. 
Il risultato travolge con la sua poesia e quella che resta è una emozione profonda, il ritrovare un artista dove lo si aveva lasciato che si mescola ad un commiato pieno di affetto. 
Non c’è sovraincisione, non ci si è lasciati tentare dalla possibilità di arricchire queste annotazioni sonore con sovraincisioni o una produzione invadente: la scelta è stata quella di condividere il lascito di poesia e musica di Gianmaria nella sua versione minimale e potentissima, nella bellezza in fieri di qualche cosa che sarebbe stato. 


La copertina dell'album è un'opera originale di Valerio Berruti, amico di Gianmaria, celebrato in Italia per i suoi dipinti che riproducono con tratto lieve il mistero del mondo dell’infanzia: per “Prezioso” una bambina guarda indietro, come se guardasse Gianmaria in lontananza, ma i suoi passi sono rivolti al futuro. Perché anche nella malinconia dell’assenza dobbiamo andare avanti, nutrirci del passato per abbracciare il futuro. 

A partire dal brano che apre il disco, “Povero tempo nostro” i registi Silvia Luzi e Luca Bellino, autori, tra le altre cose, di “Il Cratere”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2017 con grande successo, nonché molto legati a Gianmaria, hanno realizzato un cortometraggio girato al cosiddetto “cimitero delle barche” di Fiumicino che illustra, in immagini e secondo il loro linguaggio artistico, il senso della canzone. 


Prezioso” è disponibile in cd e in due diverse versioni vinile molto raffinate con una stampa particolare tridimensionale che finisce per regalare una vera opera d’arte, da conservare e magari da appendere in casa come fosse un quadro. Una delle versioni vinile è realizzata in edizione deluxe a tiratura limitata da collezione (1000 copie che non saranno più ristampate) con copertina diversa e vinile bianco.

lunedì 7 gennaio 2019

Sotto a chi legge: Human Matrix


"Human Matrix" di Gregg Braden è il libro recensito questa settimana da Giacomo Schivo per la trasmissione "Sotto a chi legge"

La potete ascoltare:

- martedì alle 9:30
- mercoledì alle 20

www.ildiscobolo.net
http://178.32.137.180:8555/stream

Vi ricordiamo inoltre che la recensione della scorsa settimana è disponibile sulla pagina del riascolto: http://www.ildiscobolo.net/riservato/Archivi/Archivio%20mensile%20programmi/Sotto%20a%20chi%20legge.mp3

"Sotto il segno dell'arcobaleno", il ritorno della coppia Giannelli-Calomino



Parte questa settimana la nuova trasmissione della coppia Enzo Giannelli-Simone Calomino, "Sotto il segno dell'arcobaleno".
Si tratta, come ci dice Simone, "di un' imprevedibile selezione musicale nella quale io e Giannelli passeremo con facilità da un tema all'altro seguendo i voli pindarici delle nostre menti".

La trasmissione andrà in onda:

- martedì alle 14:30
- mercoledì alle 18
- venerdì alle 10
- sabato alle 21

domenica 6 gennaio 2019

Tra note e parole: George Gerswin




Protagonista della nuova puntata di "Tra note e parole" di questa settimana è George Gershwin.

Compositore, pianista, direttore d'orchestra, nasce a Brooklyn nel 1898 e muore a Hollywood nel 1937, è considerato il pioniere del musical statunitense e la sua opera spazia dalla musica colta al jazz.

La trasmissione andrà in onda:

- lunedì alle 20
- sabato alle 9:30

www.ildiscobolo.net
http://178.32.137.180:8555/stream



"Swing Corner of Christmas", l'ultimo concertino su Radio Il Discobolo




Si è conclusa sabato 5 la settima edizione dello "Swing Corner of Christmas", con un bel concertino al Teatro del Casinò. 
Protagonisti gli Swing Kids, ospite d'onore Felice Reggio.
Anche questo concertino, grazie a Freddy Colt, Laura Rossi e Walter Martinelli, andrà in onda sulle frequenze di Radio Il Discobolo.

Lo trasmetteremo:

- mercoledì alle 10
- giovedì alle 21
- venerdì alle 14:30
- sabato alle 18

www.ildiscobolo.net
http://178.32.137.180:8555/stream


sabato 5 gennaio 2019

Omaggio a Fabrizio De André su Radio Il Discobolo



Venerdì 11 gennaio saranno passati esattamente vent'anni dalla morte di Fabrizio De André. 
Radio Il Discobolo rende omaggio al grande cantautore genovese con una puntata speciale, condotta come sempre da Massimo Baldino, di "La voce del padrone", che andrà in onda:

- domenica alle 18
- lunedì alle 10
- mercoledì alle 14:30
-venerdì alle 21




"Radio Il Discobolo" ricorda Elda Lanza

La scomparsa di Elda Lanza , prima presentatrice della Rai Tv già all’epoca della televisione italiana sperimentale (il termine “ pre...