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mercoledì 3 maggio 2017

Accadde Oggi: il 3 maggio 1987 muore Dalida



Un’espressione che trapelava sempre un velo di malinconia, questo colpiva subito di Dalida, anche quando veniva immortalata sorridente. Iolanda Cristina Gigliotti, nata al Cairo, ma di origini calabresi, è stata una delle interpreti più straordinarie per almeno un ventennio, a partire dagli anni sessanta. Una voce calda, espressiva, una presenza magnetica sul palco dovuta anche alla sua indole recitativa che l’ha resa protagonista di diversi film. A dispetto di una vita accompagnata dal male più subdolo che ci sia, il mal de vivre, ossia la depressione, Dalida è stata una donna tenace, ambiziosa e passionale. 
Aveva le idee chiare la giovane Iolanda, a cominciare dalle numerose operazioni alle quali si sottopose da ragazza per eliminare una forma di strabismo che la faceva sentire complessata. Operazioni ben riuscite, al punto che venne eletta Miss Egitto e questo fu il trampolino di lancio per andare a giocarsi la carriera artistica in Francia. Figlia d’arte, il padre era un primo violino, la futura Dalida iniziò dal cinema dove fece da controfigura ad un’attrice allora in auge come Joan Collins nel film “La Regina Delle Piramidi”. E fu proprio il mondo della celluloide ad ispirarle il nome d’arte; rimase colpita dal film “Sansone e Dalila” e scelse quest’ultimo nome per iniziare l’avventura come cantante ma venne presto mutato in Dalida, su consiglio di un amico scrittore, e tale rimase. 

La sua propensione verso il canto le regalò ben presto le prime soddisfazioni, arrivando a conquistare il disco d’oro con la versione francese della popolare “Guaglione” di Aurelio Fierro, uno dei massimi esponenti della canzone napoletana.


 I primi sette anni di carriera musicale furono un susseguirsi di successi, spesso grazie a cover di brani famosi italiani come “Piove” e “Volare” di Modugno,Come Prima” di Tony Dallara, “Romantica” di Renato Rascel, ma anche brani come “Milord” che in Italia verrà portato al successo da Milva. T

ra un film e un disco, Dalida ha modo di tornare trionfante in Egitto dopo aver raggiunto grande popolarità in Francia, ma ormai la sua fortuna è in Europa; è la prima cantante femminile a vincere il disco di platino, un riconoscimento che si otteneva vendendo almeno dieci milioni di dischi. Dalida è di sangue italiano e, nel nostro Paese, dopo una prima apparizione come ospite ne “Il Musichiere”, storica trasmissione tv di Mario Riva, ottiene fama e consensi quando incide “La Danza Di Zorba”, ispirata al sirtaki, una ballata greca ibrida creata dal compositore Mikis Theodorakis per il film “Zorba il Greco”. 


Il pubblico italiano comincia ad apprezzarla anche per la versione de “La Vie En Rose” della sua grande amica Edith Piaf e per la parte nel film “Ménage all’Italiana” con Ugo Tognazzi. Dalida è ormai una star anche qui da noi quando partecipa in televisione a Scala Reale; in questa occasione, conosce Luigi Tenco, aprendo un importante capitolo nella sua tormentata vita sentimentale. 



Prima di quel maledetto Sanremo, Dalida conquista la classifica italiana con uno dei brani più tristi nella storia del genere umano, “Bang Bang”: “Ora non mi ami più ed ho sentito un colpo al cuore quando mi hai detto che non vuoi stare più con me. Bang, bang e resto qui bang, bang a piangere bang, bang hai vinto tu bang, bang il cuore non l'ho più…”. 
Il nome di Luigi Tenco si intreccia a quello di Dalida tra gossip, leggenda e cronaca nera; la loro relazione non è mai stata confermata, tra l’altro, sembra che la passionale Dalida fosse legata ad un esponente della mala marsigliese all’epoca della frequentazione con lo sfortunato cantautore alessandrino.
 La realtà dice che insieme a Tenco partecipò al Festival di Sanremo del 1967 con la modesta “Ciao Amore Ciao” e non volle mai rilasciare dichiarazioni sulla misteriosa morte dell’artista, frettolosamente archiviata e passata alla storia come suicidio. Ella stessa, sconvolta dalla vicenda, che la segnò profondamente, tornò di corsa a Parigi e, dopo aver cantato quella sfortunata canzone, cercò di togliersi la vita. 



Inizia qui la convivenza di Dalida con la depressione, sebbene la sua carriera non conosca soste e si arricchisca di nuovi trionfi, come la vittoria a Canzonissima del ’68 con “Dan Dan Dan”, superando Claudio Villa e Rita Pavone. I successi in Italia si susseguiranno senza sosta: “L’ultimo Valzer”, “Oh Lady Mary”, “Mamy Blue” e “Quelli Erano Giorni”. 
Ha interpretato brani dei maggiori autori e compositori italiani come Morricone, Lauzi, Paoli, Conte, Mina e molti altri di livello internazionale. Nella sua straordinaria carriera ha venduto circa 170 milioni di dischi in tutto il mondo, ha ricevuto un disco di diamante nell’81 e i più alti riconoscimenti della Repubblica Francese ed è stata celebrata nei teatri più importanti, soprattutto all’Olympia de Paris. Memorabile la mini-serie tv a lei dedicata, ben interpretata da una credibile Sabrina Ferilli. Tre degli uomini legati a lei si sono tolti la vita, un destino crudele e tragico, sommato ad un’interruzione di gravidanza che le ha impedito di avere altri figli, fatto avvenuto nel periodo della relazione con un giovanissimo ragazzo italiano dopo la morte di Tenco. 

Il suo insopportabile mal de vivre l’ha spinta al gesto estremo con una dose massiccia di barbiturici nel maggio 1987. Un sorriso velato di malinconia, una voce unica, un’artista che ha speso tutta sé stessa, Dalida, fino all’ultimo respiro. 

(Fabrizio Bordone)



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