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mercoledì 1 marzo 2017

Accadde Oggi: il 1° marzo 2012 muore Lucio Dalla



"Qui dove il mare luccica e tira forte il vento…”. Il mare, un qualcosa che per un bolognese dovrebbe rappresentare principalmente la spiaggia romagnola con i suoi schiamazzanti villeggianti. Un elemento invece fondamentale nella vita di Lucio Dalla. Lui, così originale, quasi avulso dalla normalità, non poteva che cogliere l’essenza vera della sterminata distesa d’acqua che è sinonimo di infinito e libertà. Un luogo che simboleggia l’anima, con la sua solitudine, con l’immensa unicità che la caratterizza. 
La solitudine: Lucio la conoscerà presto, a sette anni perde il padre e, da allora, cercherà dentro se stesso di sfruttarla per comprendere meglio la vita. La sua passione è il jazz e la madre, una sarta sui generis e donna originale, lo incoraggia a coltivare la propria inclinazione ed inizia cosi’una lunga avventura. 

Da adolescente conosce il grande trombettista Chet Baker ed in seguito suonerà persino con Charles Mingus e Bud Powell. Intanto, va spesso in Puglia al paese della madre la quale riceve in dono da facoltosi clienti una casa nelle Isole Tremiti e questo diventerà il rifugio privilegiato di Dalla e fonte delle migliori ispirazioni. Il primo vero complesso di Lucio sono i Flippers che coincidono con il primo contratto discografico. Le esibizioni in pubblico mettono in luce la sua eccentrica stravaganza che lo porta a presentarsi scalzo sul palco e spesso vestito in modo troppo anticonvenzionale per essere solo nel 1962, procurandogli problemi con gli impresari dell’epoca. Di questo periodo è l’utilizzo dei tipici gorgheggi che in gergo si chiamano scat che lo renderanno riconoscibile in seguito e che faranno la fortuna degli imitatori di professione. Lasciati i Flippers comincia la carriera solista, al Cantagiro viene spesso bersagliato dalla critica e soprattutto dal pubblico con lanci di ortaggi e contumelie varie. 

Ma Dalla non si dà per vinto e va avanti per la sua strada presentandosi a Sanremo con quello che sarà il primo successo, “Pafff…bum!”. L’anno seguente, il 1967, è di nuovo al Festival ed avviene l’evento traumatico del suicidio di Tenco dove Lucio, vicino di camera ed amico, sarà testimone silenzioso della poco chiara dinamica dei fatti. 



Dopo la fase musicale beat, la svolta definitiva arriva nel ’71 con il brano di Sanremo che lo renderà visibile al mondo, 4/3/1943 : “Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare…”. Ecco il mare che fa da sfondo alla storia di una ragazza diventata madre dall’avventura con un marinaio. Il brano viene censurato e modificato ma l’originalità, il tema melodico ed il testo ne fanno un successo memorabile e mondiale in quanto ripreso da Dalida e Chico Buarque de Hollanda. Ormai Lucio è lanciatissimo, propone brani impegnati come “Piazza Grande” che parla di un clochard, “Il Gigante e la Bambina” incentrato sulla pedofilia e portata al successo da Ron, oppure “Itaca”, metafora delle lotte proletarie.
 L’impegno politico-musicale prosegue con la collaborazione di Roberto Roversi, intellettuale e poeta con il quale darà alla luce brani oscuri e profondi. Di quella fase si ricorda “Nuvolari”ed “Il motore del 2000”.
 Rotto questo sodalizio, Lucio è di fronte ad un bivio e dopo aver fatto tesoro di questa esperienza è maturo a sufficienza per camminare da solo. Esce “Com’è profondo il mare”, altro classico insieme a “Quale allegria” ed alla trasgressiva “Disperato Erotico Stomp”che spopolerà nelle prime radio private e che non per niente si chiamavano “libere”



Il trionfo definitivo avviene con l’album omonimo, “Lucio Dalla” dove ci sono capolavori come “L’Ultima Luna”, “Cosa sarà” ed il tormentone di ogni 31 dicembre a seguire, “L’Anno che verrà”. Il tour di Banana Republic con Francesco De Gregori sarà un successo tale da riempire, per la prima volta, gli stadi italiani. Ron e gli Stadio devono a Dalla il proprio successo cosi come Samuele Bersani e la seconda vita musicale di Gianni Morandi, tornato in auge dopo anni di oblio. Non si contano i riconoscimenti, tributi e premi di una carriera straordinaria. 
Il capolavoro assoluto di questo piccolo, sgraziato e geniale uomo è indubbiamente “Caruso”. Dopo “Volare” di Modugno, è la seconda canzone italiana più conosciuta ed eseguita al mondo, interpretata da artisti di fama mondiale oltre che da Bocelli e Pavarotti. La passione di Lucio per la lirica ed una sosta casuale nell’albergo di Sorrento, nella stessa stanza dove alloggiò il grande tenore, fecero da sfondo alla genesi del brano. Un pezzo intenso, commovente, come commovente fu la partecipazione di folla ai funerali di Piazza Maggiore per la prematura scomparsa di questo immenso Artista. 



Un uomo che ha vissuto senza clamori la propria cosiddetta “diversità” amorosa senza ostentazione e che all’amore ha saputo dedicare i versi più struggenti: “Te voglio bene assai, ma tanto tanto bene sai. E’ una catena ormai, che scioglie il sangue dint’e vene sai…”. L’amore lontano ed immortale, come i gioielli che ci ha lasciato.

Ci manchi, Lucio.

(Fabrizio Bordone)

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