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mercoledì 17 agosto 2016

WikiRadio Oggi su Elsa Morante



Giovedì 18 alle ore 11:30 WikiRadio Oggi sarà dedicata a una scrittrice riconosciuta dai critici letterari una tra le più importanti autrici di romanzi del secondo dopoguerra: Elsa Morante.


Romana, figlia di una maestra ebrea, Irma Poggibonsi, nacque il 18 agosto del 1912, dalla relazione della madre con un impiegato delle poste, viene però riconosciuta dal marito di Irma.
Inizia a scrivere giovanissima: le sue prime opere erano poesie e racconti brevi per bambini, che nel 1941 diventano il suo primo libro.

Tra le sue opere, ricordiamo il suo primo romanzo, Menzogna e sortilegio, scritto nel 1943 e uscito nel 1948. Narrato in prima persona da Elisa, rimasta sola dopo la morte della madre adottiva, racconta la storia di una famiglia nell'arco di 20 anni. Amori, matrimoni, dolore e morte, sogno e realtà. Il libro, considerato un vero capolavoro, si aggiudica il Premio Viareggio). 
La Morante amava moltissimo i mici: il gatto Alvaro fu il suo compagno durante la stesura del romanzo e a lui è dedicata la poesia che la scrittrice pubblica in fondo al libro.

Canto per il gatto Alvaro (fonte: petsblog.it)

Fra le mie braccia è il tuo nido,
o pigro, o focoso genio, o lucente,
o mio futile! Mezzogiorni e tenebre
son tue magioni, e ti trasformi
di colomba in gufo, e dalle tombe
voli alle regioni dei fumi.
Quando ogni luce è spenta, accendi al nero
le tue pupille, o doppiero
del mio dormiveglia, e s'incrina
la tregua solenne, ardono effimere
mille torce, tigri infantili
s'inseguono nei dolci deliri.
Poi riposi le fatue lampade
che saranno al mattino il vanto
del mio davanzale, il fior gemello
occhibello. E t'ero uguale!
Uguale! Ricordi, tu,
arrogante mestizia? Di foglie
tetro e sfolgorante, un giardino
abitammo insieme, fra il popolo
barbaro del Paradiso. Fu per me l'esilio,
ma la camera tua là rimane,
e nella mia terrestre fugace passi
giocante pellegrino. Perché mi concedi
il tuo favore, o selvaggio?



Mentre i tuoi pari, gli animali celesti
gustan le folli indolenze, le antelucane feste
di guerre e cacce senza cuori, perché
tu qui con me? Perenne, tu, libero, ingenuo,
e io tre cose ho in sorte:
prigione peccato e morte.
Fra lune e soli, fra lucenti spini, erbe e chimere
saltano le immortali giovani fiere,
i galanti fratelli dai bei nomi: Ricciuto,
Atropo, Viola, Fior di Passione, Palomba,
nel fastoso uragano del primo giorno...
E tu? Per amor mio?


Non mi rispondi? Le confidenze invidiate
imprigioni tu, come spada di Damasco le storie d'oro
in velluto zebrato. Segreti di fiere
non si dicono a donne. Chiudi gli occhi e cantami
lusinghe lusinghe coi tuoi sospiri ronzanti,
ape mia, fila i tuoi mieli.
Si ripiega la memoria ombrosa
d'ogni domanda io voglio riposarmi.
L'allegria d'averti amico
basta al cuore. E di mie fole e stragi
coi tuoi baci, coi tuoi dolci lamenti,
tu mi consoli,
o gatto mio!

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