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mercoledì 21 ottobre 2015

Premio Tenco, Roberto Vecchioni tra gli ospiti.Un ritratto del professore...



Parte domani il Premio Tenco, quest'anno dedicato al Maestro Francesco Guccini e sul nostro sito, www.ildiscobolo.net, lo seguiremo con delle "finestre" speciali... sarà una sorpresa per tutti voi, continuate a seguirci! Ospite della prima serata del Tenco sarà Roberto Vecchioni: qui di seguito vi proponiamo un bell'articolo su di lui scritto da Fabrizio Bordone, appassionato di musica e redattore del giornale on-line LaSpeziaOggi. 

(Omaggio a Guccini: Vecchioni canta "Incontro")

Letteratura in musica: il professor Roberto Vecchioni
Uno dei motivi principali per i quali gli adolescenti frequentano la scuola malvolentieri è la mancanza di un corpo docente che li stimoli, li coinvolga, li faccia sentire attori protagonisti della propria formazione culturale. Fortunatamente, come in tutte le professioni, ci sono insegnanti che amano il proprio lavoro e che sanno di ricoprire un ruolo delicato, di grande importanza e responsabilità. Uno di questi è RobertoVecchioni, uomo di grande cultura, soprattutto classica, cantautore, scrittore, paroliere, poeta ma soprattutto insegnante, l’insegnante che tutti avrebbero voluto. Nasce in Brianza da genitori napoletani e lega gran parte della propria vita a Milano. Proprio alla metropoli lombarda è dedicato uno dei suoi maggiori successi, “Luci a San Siro”. Un brano nostalgico che celebra mirabilmente il ricordo ed il rimpianto degli anni migliori della propria giovinezza. Sarà rivalutato solo molti anni dopo, ai tempi passò piuttosto inosservato. San Siro, per antonomasia, fa subito venire in mente l’omonimo stadio, tempio del calcio italiano, ma è anche uno dei quartieri più originali di Milano. Vi si trova una collina, l’unica nella piatta metropoli e molti non sanno essere artificiale perché formata dalle macerie accumulate alla fine dell’ultima guerra. Una collina che nelle proprie viscere nasconde un’anima quindi, frammenti di vita e morte, di storie vissute. In altri tempi, il giovane Vecchioni, come molti suoi coetanei, trovava da quelle parti, nella vecchia Fiat 600, momenti di intimità. La sua carriera musicale è stata inizialmente quella di paroliere, ha scritto brani per Ornella Vanoni e molti altri colleghi. Da ricordare uno dei tormentoni dell’estate del ’71, ossia Donna Felicità dei Nuovi Angeli, 45 giri di grande successo. Aldilà di questo pur importante episodio commerciale, il paroliere Vecchioni comincia a farsi notare per le tematiche storiche utilizzate sia come metafore per descrivere il presente, sia per parlare occultamente di se stesso. Dopo l’esordio sanremese con la profonda “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”, dedicata al padre, scrive la splendida “Velasquez” dove prende a prestito il grande navigatore per raccontare quel momento della propria vita: “Ahi Velasquez, com’è duro questo amore. Mi pesa la notte prima di ricominciare: e tante veglie, come soglie di un mistero, per arrivare sempre più vicino al vero…” . La sua versatilità lo porta a scrivere le canzoni dei famosi cartoni animati “Barbapapà”, preludio all’imminente grande successo di Samarcanda. Questo brano, dove Angelo Branduardisuona il violino, segnerà la svolta della sua carriera che da allora diventerà tutta in discesa. Si tratta di un’allegoria sul destino e sulla morte basata su un racconto orientale e narra di un soldato che per sfuggire appunto la morte, scappa, invano, nella città dell’Uzbekistan. Il ritornello orecchiabile resterà un marchio indelebile ed inconfondibile. Nello stesso album troviamo la poetica ed intimista “Canzone per Sergio”, dedicata al fratello notaio, canzone tesa ad un riavvicinamento dopo la morte del padre. Un altro successo risale al ’78, “Stranamore”, un brano velatamente religioso se lo si sa interpretare. Una trasposizione in musica e versi dell’evangelica “porgi l’altra guancia”: “E tu che hai preso in mano il filo del mio treno di legno, che per essere più grande avevo dato in pegno: e ti ho baciato sul sorriso per non farti male…”.
Un anno dopo, avvenne un episodio che segnò molto Vecchioni, ovvero la carcerazione con l’accusa di aver offerto uno spinello ad un minorenne durante un’esibizione siciliana alla Festa dell’Unità. Tempo dopo venne assolto con formula piena ma quei giorni passati in carcere in attesa del rientro del giudice dalle vacanze gli ispirarono la celebre “Signor Giudice”: “Signor Giudice le stelle sono chiare per chi le puo’ vedere magari stando al mare…” . Alterna dischi e libri, conduce un programma su Antenna 3 Lombardia, emittente privata in auge in quel periodo, si sposa con la scrittrice Daria Colombo. Riconquista la ribalta vincendo il Festivalbar del ’92 con “Voglio una donna” e la vittoria piu’ prestigiosa arriverà quasi vent’anni dopo a Sanremo con “Chiamami ancora amore”. Del 2002 è un altro dei classici di Vecchioni, “Figlio figlio, figlio”nel quale, in modo accorato, parla del ruolo paterno e di come i figli debbano rendersi autonomi rispetto alla famiglia. Si diceva della vittoria aSanremo con “Chiamami ancora amore” che probabilmente non era il brano migliore in assoluto di quell’edizione, ma se vogliamo interpretarlo alla stregua di un premio alla carriera, ci sta tutto ed è meritatissimo. La sua vittoria piu’ grande di sempre, tuttavia,  è stata l’aver sconfitto un tumore al rene dopo aver subito anche un infarto. Il paroliere, poeta-cantautore Roberto Vecchioni non ha mai voluto trascurare la sua vera “missione” nella vita. Ha insegnato presso importanti Università, tenuto corsi importanti e prestigiosi sia nell’ambito della comunicazione che nel proprio “habitat” più congeniale, ossia le materie classiche, italiano, greco e latino. Tra i tanti riconoscimenti ricevuti, oltre al titolo di Ufficiale della Repubblica, la sua nomination al Premio Nobel per la Letteratura nel 2013.
Il Professor Roberto Vecchioni, un esempio per tutti ed il miglior rappresentante dell’arte di insegnare. Una vita spesa ad insegnare la vita

(Link all'articolo originale: www.laspeziaoggi.it)

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